, un progetto parallelo basato su un KALendario delle iniziative di un pugno di squatts, collettivi, attivisti romani affini OPPURE...
fa la musica, al di fuori dei circuiti commerciali.
Semplicemente vogliamo creare uno strumento per mettere in contatto musicisti/gruppi musicali e spazi affinché l'espressione non sia sottomessa alle logiche aberranti della musica commerciale o delle mode succhiasoldi.
Semplicemente unire suoni, attitudini, energia per dare forza alla musica. Per creare una vera scena alternativa, indipendente dal genere, dove le idee crescano, si sviluppino, libere dai vincoli della moda e del music business.
Un'
idea si agitava nelle nostre teste da tanto tempo, supportata dall'importanza della musica nelle nostre giornate (
no music no life!), tanti gruppi, tanti concerti, progetti, tanta autoproduzione e la sensazione sempre più forte che la prepotente e odiosa sottocultura televisiva ci stia schiacciando tra idoli di carta pesta, suoni piatti e privi di significato, mode usa e getta... L'idea è quella di provare ad
unire le forze e gli sforzi creando uno strumento senza confini per aiutare la musica (quella bella libera e indipendente) a crescere e costruire le sue città e i suoi orologi senza sottomettersi al dio denaro.

Vogliamo dare voce ai tanti gruppi che ogni giorno si ritrovano nelle salette prova e che coltivano una passione che non ha niente a che vedere con lo star system di cui è piena la televisione. Vogliamo mettere in contatto spazi e progetti che trovano nella musica una passione forte, una cultura dal basso,
un'idea veramente alternativa alla cultura dominante.
In questi ultimi anni la tecnologia ci è venuta incontro ed oggi è diventato decisamente accessibile poter registrare un cd e farlo circolare (attraverso la rete).
Quindi le fasi di registrazione/stampa/diffusione hanno trovato un valido alleato, e l'espressione può con più facilità liberarsi dai vincoli imposti da chi sulla musica vuole speculare.
Internet ad esempio permette di stabilire un rapporto diretto con la musica, scrollandosi di dosso tutta quella serie di ostacoli che stanno tra chi suona e chi ascolta quali: costi, etichette, copyright, censura, marketing, mafie varie, mode varie ect...
Questa breve premessa serve un po' a spiegare il come e il perchè del progetto ACI. Se dunque l'autoproduzione si è occupata della creazione e circolazione della musica al di fuori dei circuiti commerciali:
L'AUTO CIRCOLAZIONE INDIPENDENTE NASCE PER FAR CIRCOLARE CHI FA LA MUSICA.
La facilità con cui un cd può essere registrato ha aumentato, a nostro avviso, come effetto collaterale, l'importanza del
CONCERTO rispetto alla registrazione.
Così che abbiamo ritenuto importante creare uno
STRUMENTO che facilitasse la comunicazione tra
DUE elementi fondamentali:
I GRUPPI/ARTISTI e GLI SPAZI dove suonare e restituire al CONCERTO(o al tour) il ruolo di strumento principale per la diffusione della cultura sotterranea indipendente libera autoprodotta.
L'obiettivo dunque è quello di creare una
RETE di gruppi musicali/singoli musicisti e di spazi al di fuori delle scene, mossi dalla passione, dalla voglia di supportare la musica libera, i gruppi indipendenti, la base dell'espressione, la vera cultura...
Per fare questo puntiamo tutto sulla passione di
CHI SUONA e di
CHI SI ATTIVA PER ORGANIZZARE UN CONCERTO consapevole che il circuito sotterraneo è un flusso di energia puntata contro la piatta, grigia, becera, industria culturale, capace ormai di sfornare solo prodotti commerciali con lo scopo di intrappolare i cervelli di ragazzi/e dentro modesucchiasoldiproducicapitali.

Vogliamo coinvolgere tutti quei gruppi che non andranno mai su mtv, che non puntano a diventare superstar, che credono che la musica sia un mezzo per rifiutare gli schemi odiosi e prepotenti che questo mondo ci propone. Che le note, se libere di circolare, siano un'arma puntata contro l'omologazione di un business capace di far diventare piatta moda anche fenomeni profondi, positivi, ricchi di significati (vedi il punk, l'hiphop oggi strumentalizzati dalla televisione e dalle case discografiche come semplicemente un'altra nicchia di mercato da conquistare).
E insieme quegli spazi che provano ad organizzare l'espressione senza ricalcare gli schemi e le logiche tipiche di chi sulla musica vuole fare business.
Facciamo in modo che la buona musica indipendente vada in giro... insieme con chi la suona... perchè la musica è aria in movimento!COME:
Il progetto ACI ha il suo cuore nel sito, che altro non è che un database di gruppi musicali/musicisti e di spazi e insieme una serie di strumenti che facilitano la comunicazione tra queste due entità. In ogni sezione (
gruppi /
spazi) è possibile effettuare ricerche per genere, città di provenienza, nome del gruppo/spazio, ed è inoltre possibile salvare (in formato pdf) o stampare direttamente, una lista dove selezionare i gruppi / spazi preferiti.
Inoltre ogni gruppo / musicista può caricare i propri mp3 e i propri video, le proprie foto e materiale scritto.
Per una lista completa degli strumenti vedi la sezione
faq/help.
Ma Aci non è solo il sito. Abbiamo infatti una piccola
distribuzione di materiale autoprodotto (contattaci se sei interessato ad inviare materiale), e
organizziamo anche concerti (
vedi sezione eventi).
Inoltre Aciproject partecipa all'autoproduzione avendo come base la
sala prove autogestita all'interno dello spazio occupato ZKSquatt di Ostia (roma)
http://zk.tmcrew.org.
Il progetto ACI è dunque un piccolo passo per rilanciare l'indipendenza della musica, e dell'espressione in genere, dal business e dalla mercificazione della cultura. Un piccolo passo insieme a tanti altri fanno un passo più grande...Aci project: http://www.aciproject.org
Info: aciproject_AT_rocketmail.com
Supported by: http://zk.tmcrew.org
News
12.04.2012
Boccea: sgomberata la FazendaVia Boccea 506: sgomberata la "Fazenda", dieci identificati
Alle prime ore del mattino è stata sgomberata la Fazenda: lo stabile occupato in via Boccea 506. Diversi agenti delle forze dell'ordine sono intervenuti. Identificate 10 persone
Alle prime ore del mattino i due stabili occupati in via Boccea 506 sono stato sgomberati dagli agenti della polizia che sono intervenuti sul posto. La procedura di sgombero si è svolta in poche ore e ora l'intera area è stata liberata. Gli agenti hanno poi provveduto ad identificare le persone che si trovavano all'interno dello stabile, circa una decina in tutto.
Gli occupanti si sono rivolti alla stampa per denunciare lo sgombero: "Ci sono due casali molto diroccati, un vecchio asilo e un grande parco - raccontano gli occupanti di 'Casa per tutti e per tutte' - e da circa due settimane si erano trasferiti nelle strutture circa 25 persone, tra giovani precari e qualche famiglia. Il tutto è disabitato da 12 anni. Noi occupanti siamo tutti in emergenza abitativa e diciamo no alla speculazione edilizia di questo bellissimo posto. Avevamo già in mente, di concerto con gli abitanti della zona che ci hanno dato il loro pieno appoggio, di riaprire il parco e dar vita agli orti biologici e condivisi. Ci saremmo occupati noi della pulizia e della manutenzione. A Pasqua abbiamo fatto una festa - raccontano - alla quale hanno partecipato molti residenti della zona. Non solo, alcuni studenti di Architettura ci hanno aiutato a stendere un progetto partecipato".
05.04.2012
Fermiamo l'inceneritore dei castelli romaniSono quasi 5 anni che le amministrazioni regionali cercano di far costruire uno degli inceneritori più grandi d’europa ad Albano Laziale, al centro dei Castelli Romani. Mentre provano a farci credere, con la loro propaganda, che l’unico modo per trattare i rifiuti è quello di bruciarli.
Gli inceneritori da rifiuti, anche quelli più moderni di ultima generazione, emettono nell’atmosfera sostanze tossiche prodotte dalla combustione dell’immondizia. Tra queste vi sono cloro, diossine, furani, clorobenzene, metalli pesanti (piombo, cadmio, mercurio,...), acido cloridtrico, e molto altro ancora. Oltre a queste sostanze tossiche vi sono anche le più pericolose nanoparticelle (delle dimensioni di un milionesimo di millimetro) chiamate PM 10 o PM 2,5. Nemmeno i filtri di ultima generazione riescono a filtrarle e la loro pericolosità sta nel fatto che si accumulano negli organismi, nelle piante che mangiamo ed essendo cancerogene danno vita a tumori ed altre pericolosissime patologie! Le loro piccolissime dimensioni gli permettono di essere trasportate dal vento per kilometri: vivere nel raggio di 50 km da un inceneritore significa aumentare di moltissimo la probabilità di contrarre tumori!
Per anni comitati popolari si sono battuti contro la costruzione di questo inceneritore che dovrebbe bruciare dalle 160.000 alle 250.000 tonnellate di rifiuti all’anno (quando la produzione di rifiuti di tutti i castelli romani è di 80.000 tonn/anno, le restanti arriveranno probabilmente da Roma!). Dopo anni di battaglie nelle piazze e nei tribunali, il 15 dicembre del 2010 il TAR del Lazio ha emesso una sentenza che bloccava l’impianto per incompatibilità ambientale, dando ragione alle popolazioni e alla resistenza contro questo EcoMostro.
Il 22 marzo scorso, abbiamo appreso che il Consiglio di Stato della magistratura ha invalidato la precedente sentenza del TAR, sbloccando formalmente il cantiere e sostenendo che le popolazioni non sono legittimate a difendere i territori perché l’unica volontà che conta è quella delle istituzioni regionali che vogliono costruire l’impianto!! Quindi per il Consiglio di Stato l’unico parere che vale è quello dei politici che per far arricchire i loro amici imprenditori di turno, (in questo caso il monopolista dei rifiuti del Lazio Manlio Cerroni che sarà proprietario dell’impianto) sono disposti a calpestare i territori, le loro risorse e le popolazioni che li abitano!
Per noi invece l’unico grado di giudizio che conta è quello popolare e si misura sul terreno della lotta! Non ci siamo mai fermati perché crediamo nelle nostre ragioni: sappiamo che costruire inceneritori non serve per smaltire i rifiuti ma solo ad arricchire le tasche di politici ed imprenditori ed inquinare irrimediabilmente il nostro territorio. Sappiamo che i rifiuti possono essere trattati con il riciclaggio, il compostaggio, il trattamento meccanico biologico A FREDDO, senza bisogno di nessun bruciatore.
Non resteremo a guardare mentre tenteranno di devastare la nostra terra.
Lo faremo per noi e per i nostri figli. Non resteremo a guardare mentre proveranno a posare le prima pietra del cantiere. Non glielo permetteremo, bloccheremo i lavori, bloccheremo il cantiere. Questa non è una battaglia che siamo disposti a perdere.
Scendiamo nelle piazze, prendiamoci le strade!
14 APRILE ore 15.30
CORTEO CONTRO L’INCENERITORE
ALBANO LAZIALE, partenza da P.zza Mazzini
Coordinamento contro l’inceneritore di Albano
www.noinceneritorealbano.it

30.03.2012
Alla crisi rispondiamo, gli spazi li viviamoOggi un gruppo di precarie, famiglie, studenti/esse ha occupato un edificio in via Boccea 506 vuoto da 10 anni.
Questo è solo uno dei moltissimi esempi di luoghi lasciati all'abbandono all'interno della città.
In questi ultimi anni l'emergenza abitativa e la mancanza di luoghi di socialità e cultura hanno raggiunto sempre più persone.
La nostra azione nasce da un aggregato di persone che per trovare una soluzione a queste necessità ha scelto di darsi come metodo quello dell'autorganizzazione; perchè è un dato lampante che la politica delle istituzioni è, nel migliore dei casi, incapace di trovare una soluzione. Più spesso, invece, è completamente asservita a quelli che sono i poteri forti all'interno di questa città: i palazzinari e gli speculatori.
Vogliamo ribadire il fatto che la casa è un diritto e non un privilegio e che la necessità di avere degli spazi in cui sperimentare forme di socialità, di cultura e di sport accessibili a tuttie non deve in nessun modo essere sottomessa alle logiche del mercato.
Da sempre hanno provato a convincerci che l'unico modo per ottenere una vita dignitosa sia pagare per ogni cosa; in realtà questo serve soltanto ad arricchire all'infinito i pochissimi che vivono di speculazione e di rendita.
Parliamo di chi costruisce case, centri commerciali, impianti sportivi "fantasma" con soldi pubblici e su terreni agricoli che dovrebbero essere di tutti/e.
Che distruggono interi pezzi di città costruendo quartieri sempre
più lontani dal centro e completamente privi di servizi e strutture essenziali (trasporti, illuminazione, ospedali, biblioteche) con case dai costi sempre più insostenibili.
Il costo sociale del profitto, già prima di quello della crisi, lo hanno sempre pagato lavoratoritrici, precarie, immigratie,studentiesse. Andando ad ingrossare le fila di quelli/e costretti/e a lavorare e studiare in maniera sempre più precaria e a vivere in condizioni materiali sempre peggiori, a tutto vantaggio degli speculatori e delle grandi proprietà immobiliari.
Decidiamo di non pagare più questo prezzo, riprendendoci ciò che ci
spetta.
In questi giorni abbiamo intenzione di mostrare concretamente un percorso di condivisione che può costruire soluzioni a necessità comuni.
Vogliamo far vivere questo luogo con 2 giorni di iniziative a cui invitiamo TUTTI E TUTTE a partecipare; perchè le risposte ai problemi devono necessariamente essere collettive e partecipate (qualcuno ricorda il famoso detto "divide et impera"?).
Durante questi 2 giorni prenderanno parola e spazi alcune realtà territoriali impegnate in ambiti diversi; cultura, arte, sport, diritto all'abitare.
Lo faremo in questo luogo partendo da soluzioni concrete, faremo vivere questo spazio abbandonato e metteremo a disposizione del territorio contenuti, iniziative e la possibilità di esprimersi e confrontarsi su esigenze e desideri comuni.
PARTECIPATE NUMEROSI/E!
28.03.2012
Alcoa, operai in corteo, scontri con polizia. Bruciato tricolore e schede elettoralida repubblica.it
Alcoa, operai in corteo, scontri con polizia
Bruciato tricolore e schede elettorali
Paralisi del traffico nel centro di Roma: almeno 300 lavoratori della Alcoa di Portovesme con trombette e fischietti hanno sfilato verso il ministero dello Sviluppo economico per seguire il tavolo sulla vertenza del loro stabilimento. Poco prima degli scontri, alcuni operai hanno dato fuoco per protesta alle schede elettorali e a una bandiera italiana. Gli autori di quest'ultimo gesto sono stati subito contestati e isolati dagli altri manifestanti
di GIULIA CERASI
Scontri, con bastonate manganellate e lancio di oggetti e petardi, tra manifestanti della fabbrica Alcoa di Portovesme e forze di polizia che presidiano l'ingresso di via Molise del ministero dello Sviluppo economico. Poco prima alcuni degli operai, che sono in attesa del risultato dell'incontro tra rappresentanza del governo, azienda e sindacati, avevano bruciato le schede elettorali davanti all'ingresso del ministero Sono oltre 400 i lavoratori giunti dalla Sardegna. Alcuni di loro, insieme alle tessere, hanno bruciato una bandiera italiana. I protagonisti del gesto sono stati subito rimproverati e insultati dagli altri manifestanti.
Gli operai sono arrivati con le bandiere dei sindacati e quella dei quattro mori per chiedere lavoro. Tanti gli slogan accompagnati dal suono del tamburo e dei caschi da lavoro battuti a terra. Petardi, fischi, trombe, cori, megafoni e bandiere di Fiom,Cisl, Cgil, Uil, Cub in una zona presidiata dalle camionette di polizia e carabinieri.
Presenti nella protesta, oltre ai lavoratori, ai sindaci di venti Comuni e ai rappresentanti sindacali, anche i presidenti della Regione Sardegna Ugo Cappellacci e del consiglio regionale della Sardegna Claudio Lombardi, già ricevuti dal ministro dello sviluppo economico Corrado Passera. Il presidio e' stato organizzato per protestare contro la chiusura dello stabilimento Alcoa in provincia di Carbonia Iglesias, che dà
lavoro a 900 persone e che da solo produce circa il 12 percento del fabbisogno nazionale d'alluminio, e per chiedere al governo di intervenire.

24.03.2012
Aggressione fascista a casalbertone: chiudere i covi fascisti!Un piccolo resoconto dei fatti: alle ore 14 un gruppo di una decina di fascisti si è presentato davanti ai magazzini popolari di casalbertone armato di caschi e bastoni, aggredendo i due presenti. L’aggressione è stata fortunatamente contenuta dallo spirito antifascista del quartiere che dai balconi ha iniziato a lanciare vasi contro i fascisti. I carabinieri, presenti sul luogo, si sono limitati ad osservare e lasciare andare via liberamente gli aggressori identificando invece i compagni aggrediti. Al solito, la polizia si dimostra il loro migliore alleato.
A tal proposito Casapound, e molti media, riportano la fantasiosa notizia di un’intimidazione ai danni della madre di un fascista; episodio di cui non si capiscono circostanze, testimoni, motivazioni.
La risposta del quartiere e della Roma antifascista non si è fatta attendere, con un corteo spontaneo per le vie del quartiere. Anche qui, i fascisti non hanno perso tempo per aggredire, dopo essere cresciuti di numero in modo sospettosamente rapido. E’ da notare come durante l’aggressione sono state usate mazze, bastoni, accette e picconi, e che le loro aggressioni sono state attivamente supportate dalla polizia tramite il lancio di lacrimogeni contro gli antifascisti. Addirittura hanno usato un furgone in cui depositare le armi, con un “adddetto” al rifornimento di oggetti contundenti. (il video mostra bene quanto detto, e in quest’altro si vede bene il massiccio uso di armi).
CasaPound continua a barcamenarsi tra una facciata “culturale” e impegnata nel sociale, e una pratica reale di aggressioni e intimidazioni. Guardacaso, una settimana esatta dopo la loro candidatura per le comunali romane, si rendono protagonisti di un’aggressione ad Ostia.
Il loro arrivo a casalbertone, del resto, è stato immediatamente seguito da aggressioni nel quartiere che i fascisti hanno tentato di nascondere dietro a un “circolo romanista”. Casalbertone del resto è stato chiarissimo: casapound se ne deve andare.
23.03.2012
Online!Online il nuovo sito di Aciproject.
Per ora attivo solo il calendario e le News... a presto per il restauro completo del progetto!!!

22.03.2012
Occupazione a TorinoVuota da oltre dieci anni, la palazzina di corso Novara era stata sequestrata ad una famiglia accusata di essere in odore di Mafia e poi assegnata al Ministero degli Interni, che l’ha poi abbandonata al suo destino. Scampata al pericolo mortale di diventare un tetro mini-commissariato, la palazzina ora è una casa viva ed allegra ed ospiterà uomini, donne e bambini che in comune hanno almeno una cosa: la determinazione a resistere, e a lottare.
segue il testo del volantino distribuito al vicinato:
Ogni giorno, qui a Torino, decine di individui e famiglie sono sfrattati e cacciati fuori da case spesso cadenti e invivibili perchè non possono più pagare gli affitti altissimi, hanno perso il lavoro o sono stati fregati dal padrone di turno. Ai palazzinari, all’ufficiale giudiziario e al comune non potrebbe importare di meno. Siamo alcuni tra i molti colpiti da questo problema, e abbiamo capito che per risolverlo possiamo soltanto organizzarci tra di noi, costruendo legami di solidarietà e cercando insieme le soluzioni senza aspettarci concessioni da nessuno. Abbiamo resistito quando volevano sfrattarci, chiamando in aiuto amici, parenti e solidali, abbiamo ottenuto rinvii continui solo perchè ci siamo imposti con determinazione. Nel fare questo è venuto naturale incontrare altri che erano sotto sfratto e persone solidali, dentro e fuori da questo quartiere, per aiutarci reciprocamente: sostenendoci e trovando un’intesa siamo riusciti a tenerci la casa per un po’. Ora abbiamo deciso di occupare, di prenderci uno spazio lasciato all’abbandono da anni. Non abbiamo atteso risposte da nessuno perchè siamo noi, i diretti interessati, a dover decidere ed agire…il sostegno che più ci preme è quello dei vicini, di chi vive queste strade ed affronta i nostri stessi problemi. La casa ha bisogno di supporto perciò siamo qui a presentarci e spiegarvi le nostre ragioni.
28.02.2012
Cile - La resistenza di Aysén contro il governo e i suoi carabinerosGuerriglia urbana ad Aysén, nella regione di Coyhaique nella Patagonia Cilena. Le proteste, iniziate da circa un mese, si concentrano contro i piani del governo centrale per la regione, dove il costo del carburante e delle merci di prima necessità è superiore al resto del paese.
L'area di Aysén è stata inoltre scelta da Santiago per la costruzione di HydroAysén, una rete di devastanti infrastrutture idroelettriche con dighe artificiali a cui la popolazione si oppone fermamente.
Con un apice nella giornata di mercoledì, sotto la pressione di una progressiva militarizzazione del territorio, le mobilitazioni di piazza sono sboccate in scontri con barricate, incendi e sassaiole, contro idranti, lacrimogeni e proiettili di metallo rivestiti di gomma, sparati direttamente contro i manifestanti.
Diversi i feriti e una ventina gli arrestati tra i manifestanti, un numero imprecisato di feriti e diversi mezzi distrutti tra le file delle truppe di occupazione dei carabineros.
